Graziami, creatura nera
presenza occulta di libertà effigiata
è schiava la mente mia
del tuo tetro sortilegio
Onirica raminga, tormenti le mie notti.
Dolce è lo strazio dei miei sonni inquieti,
ma atroce il risveglio con un vuoto dentro l'anima,
in un letto senza te.
Strappastimi le membra col garbo del tuo verbo,
dialettica affilata di favella razionale,
m'apersi il cuore con calma di scultore
che affila lo scalpello e lo affonda nella creta
Ma, d'oblianti lacrime sepolto,
un gemito sopito si fa strada
d'angoscia nebbia traversando
"la creta sono io".
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